Due amiche
E d’altronde dopo trent’anni di matrimonio è così, no?
Gli uomini non interessano più. Così prevedibili! Così ripetitivi! Così fissati con quella cosa lì!
Alle donne non ho mai pensato, anche perché la mia passera mi fa un po’ schifo e quindi figuriamoci quella delle altre. E poi è contro natura, no? Insomma. il sesso, diciamo, che alla mia età mi sembrava un ricordo lontano, piacevole, senza dubbio, come quei bei viaggi in tenda che si facevano da ragazzi, ma, come dire, inadatto alla nostra età.
E alla fine anche mio marito ha smesso di rompere, salvo qualche volta che raramente gli diventa duro e mi tocca massaggiarlo un po’ sussurrandogli all’orecchio qualche porcata. Dopo un po’ viene e, bona, finita lì. Io, io non vengo da un secolo, ma va bene così. Sto bene, sono in forma, ancora una bella energia e, dato che ho ancora una discreta figura, vedo con soddisfazione che gli uomini continuano a guardarmi. Sono lusingata e niente più.
Poi Giulia, la mia amica Giulia, quella che ho conosciuto cinque anni fa ad un corso di ballo, durante il quale mio marito ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, quanto è imbranato. Con lei è scattata immediatamente una simpatia empatica. Ci capiamo, ridiamo, discutiamo, facciamo tutte quelle cose che con i nostri relativi mariti non facciamo più da tempo.
Cinque anni di cinema e corsi insieme. Ceramica, pittura sui tessuti, fotografia e anche qualche bel viaggio, mentre i nostri due bauli (così chiamiamo tra noi Marco e Daniele, i nostri mariti) rimanevano a casa a lavorare.
Una amicizia intensa, sincera, paritaria, come devono essere le relazioni e i sentimenti veri.
Poi il mese scorso, il dramma.
Giulia ha scoperto che Daniele la tradiva e la tradiva con una sua grande amica, la troia.
A parte le telefonate chilometriche per cercare di tenerla calma (sulle prime lo voleva ammazzare, poi tagliarli il pisello, poi, finalmente, solo lasciarlo sul lastrico denunciandone i maneggi alla Guardia di Finanza) (come quel tizio anni fa che aveva scatenato Mani Pulite, ricordate?), il problema era che Giulia non sembrava più lei, piangeva di continuo, si lasciava andare e avevo un bel dirle che era ancora una bella donna e che non avrebbe avuto nessun problema a trovare un altro uomo: lei rispondeva che uomini basta, quei porci. E io rimanevo là senza sapere più cosa dire.
Poi un pomeriggio è successo. Lei continuava a piangere e io l’avevo abbracciata stretta a me per confortarla. La sua testa poggiava sul mio costato e io gliela accarezzavo. Poi lei ha sollevato la testa con gli occhi lucidi e mi ha fissata. La sua bocca socchiusa era lì a un centimetro dalla mia. Sembrava desiderasse ardentemente essere baciata e io, io non ho resistito e l’ho baciata. E’ stato un bacio timido, appena a fior di labbra, solo per dirle che le volevo bene e che ero con lei con tutta me stessa, ma lei si è spinta maggiormente verso di me, ha spinto le sue labbra con forza contro le mie e ha iniziato a baciarmi con passione. Le nostre lingue si sono cercate e si sono abbondantemente trovate.
Dicevo all’inizio: la mia figa mi fa un po’ schifo e quindi figuriamoci quella delle altre. A parte che Giulia è diversa, ma quel concetto, quel sentimento c’era e continua ad esserci.
Abbiamo continuato a baciarci per un bel po’. La figa mi fa schifo, ma baciare mi piace un sacco. No, non quella cosa lì, cosa pensate, porcelli. Quei baci ne avevo dati ovviamente a mio marito, specie durante il fidanzamento, un po’ perché non avevamo un posto fisso dove stare e in macchina era più facile quello che qualsiasi altra cosa, un po’ perché ricordo che anche con i ragazzi prima di lui farlo era decisamente eccitante, quasi una conquista, un farlo proprio. In ogni caso, baciare mi piace e mi piace tanto. E’ un gesto tenero, eccitante, intimo.
Con Giulia abbiamo continuato un bel po’, poi quando lei ha iniziato a far andare le mani le ho detto di andare piano e mi ha capito immediatamente.
Ci siamo spogliate poco, giusto quel che serve perché lei mi baciasse le tette (anche quello mi piaceva un sacco e ancora adesso lo trovo piacevole) (ma mio marito invece punta subito a quello che lui chiama il bersaglio grosso) e che le sue mani si infilassero sotto la mia gonna.
Che sorpresa?!
Mi sentivo umida e pronta. Il desiderio del sesso era tornato improvvisamente e prepotentemente. I miei sospiri profondi consigliarono a Giulia una interruzione. La guardai come un bimbo al parco a cui tolgono la palla per giocare.
Lei si alzò e sparì, cercando di non inciampare nella gonna che le era scesa alle caviglie.
Non avevo mai notato quanto avesse belle le gambe e sopra, un sedere tondo, tondo.
Tornò dopo poco con una serie di cosi che non avevo mai visto dal vero. Mi disse che erano regali di quel porco di suo marito, che da qualche anno la omaggiava così ogni volta che doveva assentarsi per lavoro.
Erano tre o quattro, di diverse misure e colori.
Io ero ormai fredda, ma Giulia seppe come riaccendere il motore. A me non piaceva la figa, ma lei aveva gusti diversi e io dopo una ribellione durata una manciata di secondi (lei avanzava e io dimenando le gambe indietreggiavo senza però scendere dal divano) (ripensandoci evidentemente lo volevo) (ricordo che le mie cosce piene e abbronzate nascondevano e facevano riapparire le mie mutandine: Giulia, mi accorsi, era ipnotizzata dalle mie cosce) la lasciai fare.
Tornai più che umida in un battibaleno.
Lei si scostò, prese il più piccolo e riprese a baciarmi con l’aiuto di quel birichino che ondeggiava tra il davanti e il didietro. Le carezze dietro erano ancora più eccitanti.
Poi lo affondò in me non smettendo di baciarmi.
Dove avevo il cervello? Non so. In un’altra dimensione. In una dimensione nella quale ad un certo punto il più piccolo lasciò il posto a suo fratello maggiore mentre il piccolo spinse dietro ed ebbe soddisfazione. Lui e anche io. Mi mancò il respiro completamente strabuzzando gli occhi e cercando le mani di Giulia per stringergliele. Peccato (o per fortuna) era impegnate a far altro.
Ce lo eravamo confessate una sera durante una cena particolarmente alcolica. Era il sogno di tutte e due che non avevamo mai avuto il coraggio di mettere in pratica. Come fai a dire a tuo marito: “amore mio, ti prego, porta un tuo amico fidato e discreto che vorrei provarne due insieme” Non puoi.
Se lo era ricordato, la mia Giulia e la mia testa si ricordò bene di quel desiderio e urlando “Sì, due, due, due” venni.
Poi fu il mio turno che cercai di portare a termine solo baciandole le labbra e carezzandole la passera.
Per baciargliela ce ne volle un po’. Ma questa è un’altra storia.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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